Artista animato da vero talento, il pittore attinge le proprie tematiche narrative all'arcano, portato e ricreato sulla tela con sapienza di tocco e con una tavolozza non ricca ma di notevolissimo effetto, sfruttata al meglio nelle tonalità cremisi del rosso, nel nero profondo, vellutato e gelido al tempo stesso, nell'ocra che sfuma, lenta e possente, da trasparenze sottili a cupi accenti d'ombra.

Ombre sono quelle che guardano dai dipinti di De Agostini: ombre di uomini, donne e bambini che vivono ed osservano il mondo da un'altra dimensione; presenze angosciose sospese accanto a letti di morte; occhi senza fondo nel roseo incantato di bambini, donne affascinanti e bellisssime dalla pelle di luna  e dagli occhi scurissimi, vestite del nero della notte e del cremisi sanguigno; ufficiali dell'esercito sabaudo seduti al tavolino di un caffè, bambini dallo sguardo indecifrabile ritratti come in un dagherrotipo.

E, in tutti, il segno del tempo che passa: ora è la gamba di un bambino che si fa trasparente, ora la vecchiaia avanzante, malata nei volti e negli occhi delle ricche donne borghesi che cercano di nasconderla con un pesante maquillage che le trasforma in crudeli caricature. 

L'opera di De Agostini è il racconto dell'umanità passata e dell'umanità perduta, è la storia  della dissoluzione totale e del ricordo dimenticato che urla, dolente e muto, per essere richiamato alla memoria e che sbiadisce per tema di essere riconosciuto per ciò che è diventato.

E' la presenza di testimoni silenziosi, pazienti, invisibili ma talora intuibili , passivi nella loro solitudine, attivi nel semplice esistere, che aspettano e chiamano per l'eternità.

E' quindi perfettamente logico e consequenziale che il percorso iniziato nel 1996 con la mostra "Amor mortis" sia andato vieppiù evolvendosi fino a tingersi di un'ironia dissacrante: Pinocchio, i vescovi, i bambini sono i protagonisti di questo scenario che nelle ultime opere tocca i temi più dolenti dell'umanità: l'elettroshock strumento destinato a costringere al consenso chi non vuole accettare un certo modo di vivere, la Fumatrice, che consuma, con le sigarette, una vita senza speranza, lo scheletro della Radiografia, che con un ghigno invitante,  porge un mazzo di fiori a chi lo vorrà seguire; reca fiori anche la donna dell 'O.G.M che, dietro i paramenti volutamente seducenti nasconde le sue orbite vuote e ormai prive di vita. 

Insomma, come esprime il protagonista dell'omonimo quadro, il Mestiere di vivere sembra essere diventato una fatica quasi insostenibile.